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Il pasto che ha sconvolto l’America: la verità sul Big Mac da $16!

Nell’era digitale in cui viviamo, i social media hanno un potere di influenza senza precedenti sull’opinione pubblica. Eppure, sareste sorpresi di scoprire come un evento insignificante come un pasto al McDonald’s possa scatenare un acceso dibattito sull’economia statunitense e sulla gestione del Presidente Biden.

Tutto è cominciato il 20 dicembre 2022, quando Topher Olive, un giovane di Post Falls, Idaho, ha deciso di concedersi un pasto speciale al McDonald’s. Ha scelto un “smoky” double quarter pounder BLT, accompagnato da patatine e una bibita gassata, per un totale di $16.10. Niente di strano, direte voi. Ma l’evento ha assunto una rilevanza inaspettata quando Olive ha condiviso lo scontrino su TikTok.

La reazione non si è fatta attendere: un’ondata virale di discussioni ha invaso i social media, con molti che hanno interpretato il prezzo elevato del pasto come un segno di un’inflazione fuori controllo e di una gestione economica deficitaria da parte del presidente. Sembra incredibile, ma un pasto al McDonald’s ha acceso una fiamma che ha infiammato l’intero dibattito sull’economia degli Stati Uniti.

Ma, cari lettori, vi svelerò un segreto: nonostante l’eco mediatica, l’inflazione in realtà stava mostrando segni di rallentamento. Un’approfondita analisi dell’Economist ha rivelato che il prezzo medio di un Big Mac negli Stati Uniti era aumentato di soli 70 centesimi rispetto al periodo precedente l’insediamento del Presidente Biden, un incremento del 10%, ben lontano dai $16 menzionati da Olive. Ma l’eccezionalità del prezzo di un singolo McDonald’s in Idaho ha creato un’illusione collettiva, facendo sembrare che rappresentasse l’intera economia del paese.

Questa percezione ha rappresentato una sfida per l’amministrazione Biden e per i funzionari democratici, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2024. Nonostante l’inflazione fosse sotto controllo e il mercato del lavoro rimanesse robusto, molti elettori continuavano a percepire negativamente l’economia, incolpando il presidente.

Ma cosa c’entra tutto questo con i social media, vi chiederete? Ebbene, il caso del pasto costoso al McDonald’s ha sollevato importanti questioni sull’effetto dei social media e della percezione pubblica rispetto alle reali condizioni economiche. Le informazioni ingannevoli o errate che circolano sui social media hanno contribuito a creare un’immagine più cupa dell’economia rispetto a quella supportata dai dati statistici.

Di fronte a questa sfida, l’ufficio della strategia digitale della Casa Bianca ha agito prontamente, collaborando con influencer di TikTok per diffondere racconti positivi sulla gestione economica di Biden e lavorando a stretto contatto con le piattaforme di social media per contrastare la disinformazione. Ma nonostante tutti questi sforzi, comunicare efficacemente i successi economici dell’amministrazione rimaneva un’ardua impresa, in un ambiente in cui le percezioni del pubblico sono fortemente influenzate dalla narrativa predominante sui social network.

Questo caso mette in evidenza una dinamica più ampia: l’influenza dei social media sulle opinioni politiche ed economiche è diventata un fattore cruciale nella politica moderna. Ciò solleva una domanda fondamentale: come possono i leader politici e le istituzioni navigare in un panorama mediatico in cui la realtà e la percezione possono divergere significativamente?

Il caso del pasto da McDonald’s diventa così un simbolo dell’era dei social media, in cui un episodio apparentemente banale può assumere un significato molto più ampio, influenzando il dibattito pubblico e la percezione delle politiche governative. La sfida per i leader politici è doppia: da un lato, devono gestire le reali questioni economiche; dall’altro, devono affrontare la battaglia della percezione pubblica, spesso plasmata da narrazioni semplicistiche e a volte fuorvianti.

Il futuro della politica dipende dalla capacità dei leader di adattarsi a questo nuovo scenario mediatico, di contrastare la disinformazione e di comunicare con chiarezza i risultati delle proprie azioni. Solo allora potremo sperare di avere un dibattito pubblico informato e basato su fatti reali, e non su viralità effimere e distorsioni mediatiche.

Matteo Orilandi
Matteo Orilandi
Mi chiamo Matteo, sono del 1974 e la musica è il centro della mia vita. Mi occupo principalmente di traduzione e interpretariato, ma nel tempo libero mi piace tantissimo seguire il mondo dello spettacolo e dello sport. Vivo a Roma, in compagnia della mia partner e del nostro gatto Romeo!
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