HomeCronacaCarl Erik Rinsch e il sogno infranto di una serie Netflix costosissima!

Carl Erik Rinsch e il sogno infranto di una serie Netflix costosissima!

Nel vasto mondo delle produzioni televisive, c’è un caso che sta facendo parlare di sé: “Conquest”. Il regista Carl Erik Rinsch, famoso per il suo cortometraggio acclamato nel 2010 e per il suo lavoro in “47 Ronin”, si è cimentato in questo audace progetto fantascientifico. Nonostante un passato turbolento a Hollywood, con il fallimento commerciale di “47 Ronin”, Rinsch ha ottenuto un’altra possibilità, questa volta con l’ex moglie Gabriela Rosés Bentancor, per realizzare una serie intitolata “White Horse”, un epico racconto sugli androidi O.I. (Organic Intelligent) e il loro conflitto con gli umani in un mondo in crisi.

Nel 2018, dopo intense trattative tra le piattaforme di streaming, Netflix ha acquistato i diritti del progetto, ribattezzandolo “Conquest”. Rinsch ha ottenuto condizioni favorevoli, tra cui il controllo completo del montaggio finale e l’impegno per potenziali sequel e spin-off. Ma ciò che sembrava un sogno si è trasformato in un incubo. Con un budget di 55 milioni di dollari e il sostegno di Keanu Reeves, il progetto ha affrontato ostacoli insormontabili, tra cui il comportamento problematico di Rinsch e situazioni pericolose sul set. Le riprese in Kenya e Romania sono state segnate da incidenti e difficoltà, aggravate da scelte di gestione discutibili e dal comportamento eccentrico e talvolta pericoloso del regista.

La pandemia di Covid-19 ha reso la situazione ancora più complicata, con Rinsch che ha iniziato a diffondere teorie del complotto e a comportarsi in modo sempre più imprevedibile. Le risorse finanziarie sono state sperperate in investimenti rischiosi e lussi personali, mentre le tensioni sul set aumentavano. Rinsch ha negato queste accuse, sostenendo che la maggior parte delle spese fosse legata alla realizzazione della serie.

La disputa legale tra Netflix e Rinsch è ancora in corso, con il regista che chiede 14 milioni di dollari per presunta violazione contrattuale, mentre Netflix lo accusa di tentativo di estorsione. La risoluzione di questa controversia è attesa a breve, ma indipendentemente dall’esito, “Conquest” rimarrà nella storia come un simbolo delle difficoltà e delle sfide che le produzioni televisive affrontano nell’era dello streaming. Questo progetto, che prometteva di essere un’epica avventura fantascientifica, si è rivelato un amaro ricordo di ciò che avrebbe potuto essere, lasciando solo domande e speculazioni sul motivo del suo fallimento. In un settore in cui i successi possono essere tanto volubili quanto i fallimenti, “Conquest” è un monito sulle insidie del mondo delle serie televisive.

La vicenda di “Conquest” ha sollevato un acceso dibattito nell’industria dell’intrattenimento, ponendo domande sulla gestione dei grandi budget e sulle aspettative dei fan. Alcuni sostengono che la serie avrebbe potuto essere un capolavoro, mentre altri ritengono che fosse destinata al fallimento sin dall’inizio. Non resta che vedere come si concluderà questa saga legale, ma una cosa è certa: “Conquest” resterà nella memoria come uno dei progetti televisivi più controversi e tumultuosi di tutti i tempi.

Matteo Orilandi
Matteo Orilandi
Mi chiamo Matteo, sono del 1974 e la musica è il centro della mia vita. Mi occupo principalmente di traduzione e interpretariato, ma nel tempo libero mi piace tantissimo seguire il mondo dello spettacolo e dello sport. Vivo a Roma, in compagnia della mia partner e del nostro gatto Romeo!
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