Economia del Niger post-golpe: sanzioni ed esigenze finanziarie in evoluzione

A seguito del colpo di stato del 26 luglio che ha destituito il presidente del Niger, Mohamed Bazoum, la nazione si trova ad affrontare un cupo scenario economico contrassegnato dalla diminuzione dei finanziamenti internazionali e dal peso delle sanzioni imposte dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS).

Il Niger, uno dei paesi più poveri al mondo, dipende pesantemente dall’assistenza internazionale per sostenere la propria economia. L’Unione Europea (UE), un partner cruciale per il Niger, aveva promesso un sostegno finanziario sostanziale di 503 milioni di euro (554 milioni di dollari) dal 2021 al 2024, con l’obiettivo di migliorare la governance, l’istruzione e la crescita sostenibile all’interno del paese. Tuttavia, a seguito del colpo di stato, l’UE, in accordo con altri partner internazionali come la Francia, ha immediatamente interrotto il suo sostegno finanziario.

Di conseguenza, il supporto finanziario per il bilancio del Niger è notevolmente diminuito, scendendo da una previsione di 1,166 miliardi di dollari a soli 254 milioni di dollari, come riportato in uno studio congiunto della Banca Mondiale (WB) e del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP). La situazione è ancora più grave per i progetti di sviluppo, con solo 82 milioni di dollari (equivalenti al 0,55% del PIL) stanziati nel 2023, ben al di sotto dei previsti 625 milioni di dollari (equivalenti al 3,6% del PIL). Questa sospensione si prevede abbia un impatto negativo sulla capacità del paese di realizzare progetti e gestire i propri impegni finanziari.

Questi dati, aggiornati all’inizio di ottobre, non tengono conto della sospensione dei programmi di sostegno da parte di Washington, pari a circa 500 milioni di dollari.

Niger tra vincoli di bilancio e mancanza di entrate

Il Niger dipende pesantemente dalle entrate interne per soli il 62% del suo bilancio, secondo i dati dell’UE. A ottobre, il regime militare ha annunciato una drastica riduzione del 40% del bilancio nazionale per il 2023. Questa decisione è stata principalmente attribuita alle “severe sanzioni imposte da organizzazioni internazionali e regionali”, che minacciano di far sprofondare la nazione in una crisi finanziaria, mettendo a rischio sia le entrate esterne che quelle interne.

Le sanzioni dell’ECOWAS hanno impedito al Niger di accedere al mercato finanziario regionale dell’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale (UEMOA) per il finanziamento del bilancio e altre transazioni bancarie. Di conseguenza, le autorità nigerine hanno chiesto ai contribuenti di saldare i loro debiti in contanti, aggirando il conto del Tesoro bloccato. Di fronte a un calo delle entrate, il governo ha optato per dare priorità al pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, a discapito degli investimenti pubblici, come conferma l’analisi della WB. Inoltre, la nuova amministrazione ha omesso di effettuare diversi pagamenti di interessi, aumentando i debiti e potenzialmente portando alla sospensione di ulteriori aiuti finanziari internazionali.

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