HomeEconomiaCome i giganti del web hanno risparmiato miliardi in imposte: il report

Come i giganti del web hanno risparmiato miliardi in imposte: il report

Nel dinamico e complesso universo dell’economia e della finanza, le entità più imponenti del web hanno ripreso la loro corsa verso il successo con una veemenza che si potrebbe definire quasi titanica. Un’analisi meticolosa, frutto dell’annuale indagine condotta dall’area studi di Mediobanca, rivela che nei primi nove mesi dell’anno in corso, un’élite di 25 gruppi internazionali ha registrato una crescita esponenziale nel volume d’affari, con un incremento che raggiunge il 10,6%. Ciò che tuttavia lascia senza fiato è il balzo registrato nella redditività operativa, che ha visto un incremento del 31,5%, mentre gli utili netti hanno segnato un notevole +46,4%.

Le cifre sono a dir poco sbalorditive: ogni gigante dell’elite selezionata – che include 11 realtà statunitensi, 10 cinesi, 2 tedesche, una giapponese e una sudcoreana – sta accumulando quotidianamente un profitto di 30 milioni di dollari. Per contestualizzare la portata di tali numeri, basti pensare che i ricavi generati l’anno scorso da questi titani del web rappresentavano il 90% dell’intero Prodotto Interno Lordo dell’Italia. Se la tendenza dovesse mantenersi costante, quest’anno potrebbero persino equiparare il “bilancio” nazionale italiano in termini di ricavi.

La loro supremazia si manifesta anche nei mercati finanziari, ponendo in evidenza come la loro capitalizzazione di mercato superi di dieci volte l’intero valore della Piazza Affari, l’indice di riferimento per il mercato azionario italiano. Tra questi colossi, si distinguono tre titani: Amazon, Alphabet e Microsoft che, con la loro dimensione e portata, concorrono in modo preponderante a questo dominio economico. Amazon, in particolare, si erge come un Golia, con un numero di dipendenti che supera i residenti di una metropoli come Milano, detenendo da solo un quarto dei ricavi totali di questo gruppo elitario.

La ricetta del loro successo non si limita alla loro competenza nell’attraversare le ampie autostrade digitali del web, ma include anche la loro strategia di sfruttare la fiscalità internazionale a proprio favore. In effetti, le imprese cinesi optano per le acque tranquille delle Cayman come sede legale, mentre le controparti americane, a eccezione di Microsoft e IBM, preferiscono il clima più mite del Delaware. Questa astuta manovra fiscale ha consentito loro di tassare solo un terzo del loro utile lordo nel 2022 in Paesi con regimi fiscali più favorevoli. L’area studi di Mediobanca stima che negli ultimi quattro anni, questi 25 magnati del web e del software abbiano risparmiato una cifra astronomicamente elevata: 50,7 miliardi di euro in imposte.

Nonostante il prosperare di questa lussureggiante giungla tecnologica, l’Italia sembra essere rimasta ai margini di questa abbondanza. Le succursali italiane di queste multinazionali hanno prodotto un fatturato di 9,3 miliardi di euro l’anno scorso e, sebbene impieghino oltre 26.000 lavoratori, hanno contribuito con soli 162 milioni di euro al fisco nazionale. Questo, nonostante un tasso fiscale effettivo del 28,3% che si staglia nettamente al di sopra della media globale del 15,1% pagata da questi conglomerati.

L’accumulo di ingenti profitti e i benefici fiscali hanno dotato questi giganti di una liquidità che sfiora i confini dell’inimmaginabile: alla fine di settembre, questa rappresentava il 24,2% del loro totale attivo. Sono i soli soggetti del mercato a poter effettuare acquisizioni e investimenti senza vacillare di fronte agli incrementi dei tassi d’interesse, consolidando così il loro dominio senza rivali nel teatro dell’economia globale.

Giovanna Alteri
Giovanna Alteri
Ho 31 anni e sono laureata. La mia principale passione è la politica, si tratta di un argomento troppo importante nella vita di tutti noi per non prestarle la massima attenzione! Vivo a Milano e, quando non scrivo, lavoro part time come dog-sitter!
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