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Europa e il debito pubblico: la sfida dell’indebitamento globale

Nel panorama economico che si delinea all’inizio del 2024, emerge con prepotenza un tema che incarna un crocevia cruciale per le finanze globali: il debito pubblico delle nazioni. In un mondo ancora vacillante a causa dell’insicurezza generata da eventi senza precedenti, quali una pandemia devastante e conflitti geopolitici di vasta portata, l’indebitamento degli Stati si rivela una sfida dalle dimensioni titaniche, che interpella ogni governo a dare prova di saggezza e prontezza d’azione.

Questo nodo gordiano dell’economia mondiale non è soltanto un indicatore astratto: si collega direttamente a questioni vitali come il progresso economico, la necessaria transizione verso fonti energetiche sostenibili, il processo di digitalizzazione e automazione, la lotta a disuguaglianze sempre più marcate, la modernizzazione di settori industriali che sembrano arrancare dietro il ritmo incessante dell’innovazione, l’onere crescente degli interessi sul debito, e l’ombra inquietante di un potenziale default, che ha già iniziato a profilarsi in alcuni Paesi.

In questo contesto, il livello di indebitamento ha preso una traiettoria ascendente sin dall’inizio della crisi sanitaria globale, e ha trovato ulteriore slancio in seguito alle ripercussioni del conflitto ucraino, che ha spinto molte nazioni europee verso politiche di sostegno non trascurabili per contenere l’impennata dei prezzi dell’energia.

A questo riguardo, il Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, aggiornato nell’ottobre del 2023, prospetta uno scenario in cui il picco del debito rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL) – raggiunto dalle economie avanzate durante il periodo pandemico – si attenuerà soltanto in misura marginale nei prossimi anni, tendendo a stabilizzarsi attorno al 116% entro il 2028, un dato che segna un trend crescente rispetto al 2020.

La gravità della situazione debitoria è tanto indiscutibile quanto preoccupante per il futuro prossimo e remoto dell’economia globale, tanto che il rinomato economista Nouriel Roubini l’ha elevata al rango di “megaminaccia” per l’imminente orizzonte temporale.

Alla luce di ciò, appare imprescindibile analizzare la classifica dei Paesi secondo il livello di debito pubblico, pur con la consapevolezza che ogni confronto richiede un’attenta interpretazione a causa delle notevoli differenze tra le varie nazioni, specie per quanto concerne la dimensione e l’entità delle spese assunte.

Tra i Paesi dal debito pubblico più elevato in rapporto al PIL si annoverano sia economie mature che emergenti. Tra questi figurano:

– Sudan: 256%
– Giappone: 255,2%
– Singapore: 168,3%
– Grecia: 168%
– Italia: 143,7%
– Bhutan: 123,4%
– USA: 123,3%
– Laos: 121,7%
– Francia: 110%
– Portogallo: 108,3%

La distribuzione del debito varia considerevolmente anche su base regionale. Ad esempio, il Nord America mostra un rapporto debito/PIL del 120%, seguito dall’Asia orientale con il 109% e dall’Europa occidentale con l’87%.

Ulteriori dati forniti da Eurostat indicano che il debito pubblico lordo/PIL nell’area dell’euro si attestava al 90,3% nel secondo trimestre del 2023. Per l’intera Unione Europea, tale rapporto è sceso all’83,1%. Le nazioni europee con i rapporti debito/PIL più alti sono Grecia (166,5%), Italia (142,4%), Francia (111,9%), Spagna (111,2%), Portogallo (110,1%) e Belgio (106,0%), con l’Italia che si colloca in seconda posizione.

Il debito pubblico d’Italia è oggetto di sempre maggiore preoccupazione e rappresenta un freno significativo alla fiducia degli investitori internazionali. L’aumento dei tassi d’interesse attuato dalla Banca Centrale Europea, ora al 4,5%, ha reso più gravoso il peso degli interessi sul debito nazionale. Il Quantitative Tightening avviato dalla BCE, con il conseguente taglio degli acquisti di debito dei Paesi dell’Eurozona, implica per l’Italia la necessità di attrarre un maggior numero di investitori al fine di colmare il deficit generato dalla riduzione degli acquisti da parte della banca centrale.

In questo scenario, però, non bisogna dimenticare che i Paesi con debiti pubblici più contenuti non sono necessariamente tra le prime potenze economiche mondiali. Esempi calzanti sono Russia e Arabia Saudita, che vantano bassi rapporti debito/PIL grazie a ingenti introiti derivanti dalla vendita di petrolio e derivati. Ciò testimonia la complessità delle dinamiche economiche, che si diversificano ampiamente in base al contesto nazionale.

In conclusione, il tema del debito pubblico permane al centro del dibattito economico internazionale, richiedendo strategie di gestione ponderate e lungimiranti al fine di scongiurare crisi finanziarie e salvaguardare la stabilità economica globale.

Arturo Bastarelli
Arturo Bastarelli
Mi occupo principalmente di automobili e del settore automotive, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità e dell'innovazione tecnologica. Vedremo insieme tutte le novità del mercato, i modelli più interessanti e tante altre notizie.
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