Banche fantasma, il paradosso italiano: filiali concentrate nelle città e centinaia di paesi a quota zero

Può una provincia figurare tra le migliori d’Italia per densità di sportelli bancari e, nello stesso tempo, lasciare più della metà dei propri comuni senza una filiale? Sì. Il caso del Piemonte è emblematico: il 65,8% dei comuni non dispone di uno sportello, una quota che coinvolge circa 665 mila residenti e 48.300 imprese. Nella sola provincia di Torino operano 19.706 aziende con sede in centri privi di una presenza bancaria fisica, il valore provinciale più elevato del Paese.

Il dato diventa ancora più singolare osservando Cuneo e Asti. Cuneo figura ai primi posti nazionali per numero di filiali ogni 100 mila abitanti, ma il servizio è presente soltanto in 104 dei suoi 247 comuni. Ad Asti, anch’essa ben posizionata per densità, gli sportelli si trovano in appena 47 comuni su 117. La media può quindi nascondere la realtà locale: le sedi si concentrano nei centri più popolosi, mentre vallate, aree montane e piccoli paesi restano scoperti.

La tendenza riguarda tutta l’Italia. Secondo la Banca d’Italia, alla fine del 2025 erano operativi 19.140 sportelli, 514 in meno rispetto all’anno precedente, con una riduzione del 2,6%. Nei primi sei mesi successivi il totale è sceso ancora, fino a 19.016. Quasi 4,9 milioni di persone vivono in comuni completamente privi di filiali e altri 6,6 milioni risiedono in località servite da un solo punto bancario. Insieme fanno quasi 11,5 milioni di cittadini esposti a un accesso fisico assente o fragile. La Liguria offre un altro dato significativo: il 58,1% dei comuni è senza sportello e, nel primo semestre del 2026, la regione ha registrato la contrazione più marcata, pari al 2,6%.

Questo arretramento non equivale a un’esclusione automatica dai servizi finanziari. Conti online, app, uffici postali e assistenza telefonica hanno mantenuto elevato l’accesso di base. Il problema riguarda la qualità e la continuità del rapporto. Per un anziano poco abituato agli strumenti digitali, per un commerciante che gestisce contanti o per una piccola impresa che deve discutere un finanziamento, la distanza dalla filiale può tradursi in tempo perso, costi aggiuntivi e minori occasioni di confronto.

Perché le banche chiudono le filiali?

La causa principale è la trasformazione del modello bancario. Tra il 2008 e il 2022 il numero degli sportelli in Italia è diminuito di circa il 40%. La Banca d’Italia attribuisce oltre il 60% delle chiusure ai processi di consolidamento del settore e alla razionalizzazione delle reti seguita a fusioni e acquisizioni.

Si aggiungono l’aumento dei pagamenti elettronici, la diffusione dell’home banking e la ricerca di costi operativi più bassi. Una sede poco frequentata può diventare difficile da sostenere quando molte operazioni vengono svolte da smartphone. Il criterio economico, però, tende a favorire i centri urbani e può ampliare le distanze nei territori meno popolosi.

Perché il numero medio di sportelli può ingannare?

La densità calcolata sugli abitanti non misura la copertura geografica. Una provincia può avere numerose filiali concentrate nel capoluogo e pochi presidi nei comuni periferici. È il paradosso visibile in Piemonte, dove alcune aree risultano ben servite nelle classifiche statistiche, mentre centinaia di municipi non hanno alcuna sede.

Nei territori montani la distanza pesa più del numero assoluto. Dieci chilometri su una strada urbana e dieci chilometri in una valle non producono lo stesso disagio. Per descrivere il fenomeno servono tre indicatori: sportelli per abitante, comuni coperti e superficie raggiunta.

Chi risente di più della desertificazione bancaria?

Le difficoltà maggiori riguardano le persone con minore familiarità digitale e le attività economiche che hanno bisogno di un interlocutore stabile. Nel 2022 soltanto il 25% dei nuclei con capofamiglia sopra i 65 anni dichiarava di usare collegamenti a distanza con gli intermediari, contro il 66% delle famiglie più giovani.

Per le piccole aziende la questione supera versamenti e prelievi. Una filiale locale può conoscere il tessuto produttivo, la stagionalità degli incassi e la storia dell’impresa. Quando il rapporto viene spostato verso centri lontani o canali standardizzati, ottenere informazioni e illustrare un progetto può diventare meno immediato.

Il digitale può sostituire completamente lo sportello?

Il digitale compensa una parte importante della riduzione, ma non tutte le funzioni. La Banca d’Italia ha rilevato che nel 2022 oltre il 97% delle famiglie possedeva almeno un deposito bancario o postale, una quota superiore a quella registrata negli anni precedenti. Lo studio, però, riguarda l’accesso ai depositi e non misura direttamente la disponibilità di credito.

App e servizi remoti funzionano bene per bonifici, pagamenti e consultazione dei conti. Sono meno risolutivi quando servono assistenza personalizzata, gestione di problemi complessi o accompagnamento finanziario. La risposta più efficace integra presenza fisica e tecnologia.

Quali soluzioni possono mantenere i servizi nei piccoli comuni?

Le risposte più concrete sono ibride. Sportelli mobili, presidi aperti in giorni prestabiliti, consulenza video assistita, bancomat evoluti e spazi condivisi con uffici postali o strutture comunali possono ridurre le distanze senza replicare ovunque il modello tradizionale.

Le banche di credito cooperativo e gli intermediari locali possono contribuire grazie a una presenza talvolta più capillare. Il punto decisivo è misurare il servizio in base all’accessibilità reale, non soltanto al numero complessivo di sedi. Una rete moderna può essere più leggera, purché resti comprensibile, raggiungibile e adatta alle esigenze di cittadini e imprese.

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