Vinili, macchine fotografiche istantanee, lettori musicali separati dallo smartphone, agende di carta, sudoku e vecchie console. Oggetti che sembravano destinati a rimanere nei cassetti stanno trovando nuovi estimatori proprio tra i più giovani. Il dato curioso è che una parte della Gen Z sta riscoprendo tecnologie nate prima che molti dei suoi membri venissero al mondo.
Definire il fenomeno come semplice nostalgia sarebbe però riduttivo. Esiste persino una parola, “anemoia”, utilizzata per descrivere la nostalgia verso un periodo storico che non si è vissuto personalmente. Nel caso della Generazione Z, il fascino degli anni Ottanta, Novanta e dei primi Duemila incontra esigenze molto contemporanee: ridurre le distrazioni, spendere in modo più selettivo, possedere davvero musica e fotografie e ritagliarsi momenti lontani dalle notifiche.
La relazione con il digitale, infatti, sta diventando più complessa. Il Digital Consumer Trends 2025 di Deloitte rileva che un italiano su cinque ha adottato qualche forma di digital detox, per esempio limitando le notifiche o il tempo trascorso online. Fra gli appartenenti alla Gen Z il rapporto con i social appare particolarmente dinamico: il 35% ha iniziato a utilizzare una nuova piattaforma, mentre il 32% ne ha abbandonata almeno una.
Questo non significa che i giovani stiano rinunciando alla tecnologia. Al contrario, la stessa ricerca registra un utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa che raggiunge l’83% nella Gen Z. Analogico e digitale possono quindi convivere nella stessa giornata, con lo smartphone utilizzato per comunicare e lavorare e un quaderno, un vinile o una fotocamera istantanea scelti per creare un’esperienza diversa.
Il fenomeno sta assumendo dimensioni sufficienti da interessare anche l’industria. MIDiA Research parla apertamente di “analogue revival” e segnala come gli under 25 abbiano un ruolo importante nella riscoperta di supporti fisici e dispositivi essenziali. Dietro questa tendenza emerge soprattutto il desiderio di allontanarsi temporaneamente dallo schermo dello smartphone e tornare a esperienze percepite come più concrete.
Perché i vinili piacciono a chi è cresciuto con Spotify?
Il vinile offre qualcosa che lo streaming non può replicare completamente: un oggetto fisico da possedere, osservare e collezionare. È uno dei segnali più evidenti della riscoperta dei formati tradizionali.
Secondo IFPI, nel 2025 i ricavi globali del vinile sono aumentati del 13,7%, segnando il diciannovesimo anno consecutivo di crescita. Anche l’identikit dei dischi più venduti smentisce l’idea di un mercato alimentato esclusivamente dalla nostalgia: nelle classifiche internazionali compaiono artisti contemporanei come Taylor Swift, Sabrina Carpenter, Billie Eilish e Kendrick Lamar.
Il supporto fisico trasforma inoltre l’ascolto. Un album ha un ordine preciso, una copertina, un lato A e un lato B. La musica smette temporaneamente di essere una sequenza potenzialmente infinita suggerita da un algoritmo.
Perché tornano fotocamere istantanee e foto imperfette?
Perché una fotografia fisica restituisce valore a uno scatto che non può essere ripetuto all’infinito. La ricerca dell’immagine perfetta lascia spazio alla sorpresa, all’errore e all’attesa.
Il successo commerciale della fotografia istantanea lo dimostra. Fujifilm ha comunicato che la famiglia Instax ha superato 100 milioni di unità vendute nel mondo dal lancio del 1998, raggiungendo più di 100 Paesi. Nel 2025 l’azienda ha inoltre annunciato nuovi investimenti produttivi per rispondere alla domanda globale di pellicole istantanee.
È interessante anche la contaminazione tra epoche. Alcuni dispositivi mantengono l’aspetto e la ritualità della fotografia tradizionale, ma incorporano sensori digitali, collegamento allo smartphone o stampanti portatili. Il risultato è un analogico ibrido, più vicino alle abitudini contemporanee.
I “dumbphone” stanno davvero sostituendo gli smartphone?
No: il fenomeno esiste, ma resta una nicchia rispetto al mercato degli smartphone. I telefoni essenziali attirano attenzione perché eliminano volontariamente alcune funzioni: niente social, pochi servizi e un numero ridotto di distrazioni.
Counterpoint Research stimava circa 210 milioni di feature phone venduti nel mondo nel 2024, pari a circa il 15% dei telefoni, ma gran parte della domanda arriva da mercati nei quali questi apparecchi rispondono soprattutto a esigenze di prezzo e affidabilità. In Europa ne erano stati venduti circa 12 milioni.
La curiosità occidentale verso i telefoni minimalisti va quindi letta soprattutto come esperimento di digital detox. Alcuni utenti adottano un secondo dispositivo durante weekend, vacanze o serate, senza abbandonare definitivamente lo smartphone.
Perché tornano anche diari, sudoku e vecchie console?
Perché gli oggetti monofunzione impongono un limite che lo smartphone ha eliminato. Un sudoku permette di fare soltanto sudoku, un diario invita a scrivere, una console rétro serve principalmente a giocare.
Lo smartphone, invece, concentra fotocamera, musica, messaggi, video, videogiochi, notizie e social nello stesso schermo. Questa comodità moltiplica le occasioni di distrazione. Una ricerca Deloitte condotta in Germania ha rilevato che l’84% dei ragazzi tra 18 e 24 anni riteneva di utilizzare troppo il proprio telefono.
Il ritorno dell’analogico appare quindi meno paradossale di quanto sembri. La Gen Z non sta tornando indietro nel tempo: sta recuperando alcuni limiti del passato e trasformandoli in una scelta. In un’epoca in cui un solo dispositivo può fare quasi tutto, poter utilizzare un oggetto progettato per svolgere bene una sola funzione sta diventando, per alcuni, proprio la caratteristica più interessante.
