Un professore con un’enorme testa gialla, tentacoli al posto delle braccia e la capacità di muoversi a Mach 20 entra in una scuola media. Ha già distrutto buona parte della Luna e avverte che farà lo stesso con la Terra entro l’anno successivo. C’è però una condizione decisamente insolita: prima vuole diventare l’insegnante della classe 3-E. Agli studenti viene quindi affidato un compito ancora più assurdo: imparare da lui durante il giorno e tentare di assassinarlo appena se ne presenta l’occasione.
È difficile trovare una premessa più bizzarra di quella di Assassination Classroom. Dietro il titolo provocatorio, però, si nasconde una storia di formazione che ha costruito negli anni un pubblico internazionale. Il manga di Yūsei Matsui è stato raccolto in 21 volumi, mentre le vendite hanno superato i 25 milioni di copie nel mondo. L’adattamento televisivo conta inoltre 47 episodi.
A dieci anni dalla conclusione della serie animata, Koro-sensei e i ragazzi della classe 3-E sono tornati con Assassination Classroom – L’ora di tutti noi, lungometraggio diretto da Masaki Kitamura e realizzato dallo studio Lerche. Il progetto ha una caratteristica che lo rende particolarmente interessante per gli appassionati: non è semplicemente un riassunto dell’anime già visto. Porta in animazione episodi tratti dal manga che non erano entrati nella precedente serie televisiva. Il film è stato realizzato proprio nell’ambito delle celebrazioni per il decimo anniversario dell’anime.
Per il pubblico italiano l’opera è arrivata nelle sale come evento cinematografico, ma le curiosità che la circondano vanno ben oltre la sua distribuzione. Dalla vera natura del suo protagonista alla strana idea educativa che attraversa tutta la storia, ecco cosa rende Assassination Classroom uno degli esperimenti più particolari dell’animazione giapponese recente.
Perché gli studenti devono uccidere il loro professore?
La risposta è paradossale: perché Koro-sensei è contemporaneamente la più grande minaccia per il pianeta e uno dei migliori insegnanti che i ragazzi abbiano mai avuto.
La classe 3-E raccoglie studenti considerati problematici o con risultati inferiori alle aspettative della prestigiosa scuola Kunugigaoka. Il loro isolamento ha una funzione precisa all’interno dell’istituto: diventare un esempio negativo per spingere gli altri ragazzi a ottenere risultati migliori.
L’arrivo di Koro-sensei ribalta questo meccanismo. Mentre gli studenti cercano continuamente un modo per eliminarlo, lui li aiuta nello studio, individua le loro capacità e lavora sulla loro autostima. L’assassinio diventa così una metafora piuttosto insolita della crescita: per colpire il bersaglio bisogna osservare, imparare, adattarsi e conoscere i propri limiti.
Quanto è veloce davvero Koro-sensei?
Una delle caratteristiche più assurde del personaggio è la sua velocità: può raggiungere Mach 20, cioè venti volte la velocità del suono. È questo uno dei motivi per cui eliminarlo sembra praticamente impossibile.
Il suo aspetto nasconde altre stranezze. Il volto rotondo di Koro-sensei cambia colore in relazione al suo stato d’animo, trasformandosi quasi in un indicatore emotivo. È un dettaglio visivo semplice, ma diventato uno degli elementi più riconoscibili della serie.
La contraddizione è parte integrante del personaggio: può mettere in pericolo l’intera umanità, ma si preoccupa dei voti dei suoi alunni; può spostarsi a velocità sovrumane, ma mostra debolezze decisamente più comuni e spesso comiche.
Il nuovo film racconta davvero storie mai viste nell’anime?
Sì. È probabilmente la curiosità più interessante per chi ha già completato la serie televisiva.
L’ora di tutti noi recupera vicende presenti nell’opera originale che non erano state adattate nella precedente versione animata. Significa che il lungometraggio non chiede agli spettatori di rivedere semplicemente una sintesi delle avventure conosciute.
Tra i protagonisti ritornano Nagisa Shiota, Kaede Kayano e gli altri componenti della 3-E, mentre Koro-sensei continua a intromettersi nei problemi personali, nelle aspirazioni e perfino nelle questioni sentimentali dei suoi studenti.
Dietro la macchina da presa c’è Masaki Kitamura, mentre la sceneggiatura è firmata da Makoto Uezu. La produzione dell’animazione è ancora affidata a Lerche, studio già strettamente legato all’identità visiva del franchise.
Perché Assassination Classroom ha avuto così tanto successo?
I numeri aiutano a capire la dimensione del fenomeno. La serie conta 21 volumi, 25 milioni di copie vendute nel mondo e 47 episodi animati; nel solo 2016 il manga arrivò a quasi 7 milioni di copie vendute in Giappone.
La popolarità, però, difficilmente si spiega soltanto con la sua premessa provocatoria. Assassination Classroom utilizza azione e comicità per parlare di fallimento scolastico, esclusione, aspettative degli adulti e ricerca del proprio talento.
Il vero rovesciamento sta proprio qui: l’essere che i ragazzi devono uccidere è anche quello che insegna loro a non considerarsi dei falliti. La tensione emotiva nasce progressivamente da questo rapporto impossibile.
Si può vedere il film senza conoscere tutta la serie?
Si può entrare nell’universo di Assassination Classroom anche conoscendone soltanto la premessa, ma avere familiarità con i personaggi permette di cogliere meglio rapporti e riferimenti.
Per chi parte da zero, bastano alcuni punti essenziali: la 3-E è la classe degli studenti emarginati, Koro-sensei è il loro insegnante e contemporaneamente il bersaglio da eliminare, mentre dietro ogni tentativo di assassinio si sviluppa una vera lezione.
Ed è probabilmente questa la curiosità più sorprendente dell’intero fenomeno: una storia costruita intorno a degli studenti che devono uccidere il professore è diventata, pagina dopo pagina, soprattutto una storia sul valore di avere un buon insegnante. Un paradosso abbastanza potente da mantenere viva Assassination Classroom anche molti anni dopo la sua prima lezione.
